Non è un mistero: il termine "strategia" è diventato merce nei mercati digitali di tutto il mondo.
Ogni giorno marketers e guru di ogni tipo propongono soluzioni miracolose per creare "personal brand di successo" con la promessa di fatturati da paura, fama e notorietà pubblica.
Ma queste narrazioni, basate su promesse illusorie e ricompense istantanee, saturano il web di profili fatti con lo stampino: personal brand robotici che stancano, creano diffidenza e non funzionano.
Mi chiamo Alberto Frigo e, tra le molte cose che faccio, aiuto aziende e professionisti a comunicare online in modo strategico, coerente ed efficace.
Negli ultimi tre anni ho partecipato a importanti eventi di digital marketing e networking, e ho investito in formazione di qualità. Grazie a queste esperienze ho imparato molto, ma ho anche osservato che moltissimi marketers utilizzano metodi poco etici per vendere — metodi che assomigliano molto più a tecniche di manipolazione che a strategie di comunicazione sana ed efficace.
Alcune delle pratiche più diffuse nel mondo del marketing digitale:
Cialdini ha spiegato bene come queste tecniche si basino sul fare leva sui punti deboli della nostra mente e siano molto efficaci. Quello che nessuno dice, però, è che — al di là di qualche vendita spillata sul momento — per un professionista di valore utilizzare strategie aggressive e tecniche da venditore di pentole americano non è una buona idea.
Questo perché:
Ciononostante, ancora oggi migliaia di marketers e agenzie — privi di una cultura umanistica — continuano a usare i metodi americani, giustificandosi con il dogma assoluto della pragmatica consumistica: "ha funzionato, quindi fallo anche tu".
Quello che ne risulta è un insieme di profili standardizzati e pushy, dalla comunicazione martellante e ridondante.

Siamo dunque precipitati in un baratro di decadenza dal quale non possiamo più uscire? Credo di no.
Nella mia esperienza ho visto che esiste un modo diverso di concepire il personal branding: un modo che assomiglia più alla costruzione di un manufatto artigianale che a una televendita.
Parlare seriamente di personal branding non è poi molto diverso dal parlare di alta sartoria. In entrambi i casi l'essenza del mestiere è quella di creare un'opera fatta su misura, che si adatta perfettamente alla personalità del cliente.
Questo è importante perché per comunicare sul web e creare un'attività davvero sostenibile e scalabile, è di primaria importanza trovarsi in uno stato di agio e allineamento rispetto al ruolo che si decide di ricoprire.
Per questo motivo, se vuoi creare un personal brand autentico e di valore, è di cruciale importanza che la distanza tra la tua identità autentica e il tuo personal brand sia la più piccola possibile.
Proprio come succede con due lembi di tessuto uniti da una cerniera.
Se agisci diversamente, finirai per dare di te un'immagine incoerente con la tua identità e il tuo ruolo professionale, minando la fiducia che i tuoi potenziali clienti ripongono in te.
Quando crei contenuti senza radicamento — magari perché ti sei affidato a un'agenzia che ti tratta come l'ennesimo pollo da spennare — si attiva un circolo vizioso che ho chiamato "loop dell'inautenticità".

Ecco come funziona:
E il loop si ripete.
Come uscirne?
Creando un personal brand autentico.
Il modo in cui comunichi online non deve essere un artificioso sommarsi di tecniche e script, o il copia-incolla di quello che qualche imprenditore digitale di successo ha fatto con la sua comunicazione.
Il modo in cui comunichi online deve essere un'espressione della tua essenza.
Indossare una maschera o recitare una parte che non ti riguarda solo perché il markettaro di turno ha detto che "funziona" equivale a presentarti a una serata di Gala con la tuta di H&M semplicemente perché l'azienda "ne ha vendute tante".
Non è solo fuori luogo: è anche controproducente.
L'errore qui è metodologico: si antepone la tecnica all'essenza. Il marketing al posizionamento. La persuasione all'attrazione. Ma questa una via che porta dritta nel baratro dell'insoddisfazione.
Per capire meglio di cosa sto parlando, prendiamo l'esempio della natura.
Ti è mai successo di provare un senso di meraviglia verso un prato fiorito? O di commuoverti profondamente guardando un tramonto?
Ecco.
Il tramonto non si è mai chiesto come deve tramontare per impressionarti di più. La montagna non si è mai preoccupata di piacerti.
La primavera non ha mai usato le "cinque tecniche di persuasione" per farti innamorare del suo profumo.
Creare un personal brand autentico significa portare alla luce quello che già è dentro di te, anziché indossare una maschera per cercare di convincere gli altri o diventare una scabrosa caricatura di te stesso.
Premesso tutto questo, vediamo i cinque pilastri per costruire un personal brand di valore, radicato nella tua autenticità.
"Preferisco essere odiato per ciò che sono, piuttosto che essere amato per ciò che non sono." — Kurt Cobain
Conoscere sé stessi è la ricerca di una vita, e peccherei di presunzione se dicessi che possiamo sapere esattamente chi siamo, come se la nostra identità fosse una statua scolpita nella roccia una volta per tutte.
Siamo fluidi, cangianti, come l'acqua.
Ed è proprio l'acqua darci un prezioso insegnamento sull'autenticità.
L'acqua cambia forma — può farsi ghiaccio, vapore o tornare liquida — ma resta sempre, nel profondo, acqua.
Allo stesso modo, sapersi adattare alle circostanze è una competenza essenziale, ma non significa snaturarsi per raggiungere un obiettivo o raccontarsi al mondo.
Il primo grande errore che in molti fanno, spesso ascoltando i guru del marketing, è proprio questo: tradire la propria essenza per costruire un personaggio caricaturale, basato su stereotipi e script studiati a tavolino.
Questo porta a censurare le proprie idiosincrasie, recitare un ruolo, nascondere la propria umanità e diventare l'ennesima commodity sul mercato digitale.
Non esattamente quello che ti immagini quando pensi a qualcuno con un posizionamento forte.
Lo soluzione?
Rinuncia a compiacere le best practices e mostrati per quello che sei davvero.
Non aver paura di parlare dei tuoi interessi, di mostrare stralci di vita quotidiana e di dire la tua. Le persone si affezionano a te per la tua umanità, non con la tua capacità di vendere consulenze.
"Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare." — Seneca
Avere una direzione chiara è un pilastro fondamentale in ogni strategia di branding. Se non sai dove stai andando, infatti, non esiste strategia di marketing o tecnica di persuasione in grado di supportare il tuo progetto.
Per questo motivo, prima ancora di parlare di bisogni o di mercato, è cruciale capire chi sei, dove sei nel tuo percorso di vita e qual è la tua direzione.
Puoi pensare al personal branding come a un viaggio: se stai per andare nella savana africana avrai bisogno di indumenti leggeri e traspiranti; se invece stai programmando di andare in Norvegia a fotografare le aurore boreali in inverno, dovrai avere con te indumenti termici, caldi e isolanti.
Così come non esistono indumenti adatti a tutte le situazioni e stagioni, non esistono strategie o tecniche evergreen da applicare a tutti in modo indiscriminato. Chi sostiene il contrario sta solo posizionando specchi per le allodole con l'obiettivo di spillare qualche soldo al prossimo malcapitato.
Non esiste tecnica che possa sostituire la dimensione più profonda della vocazione, della chiarezza e dell'intenzione.
"Rispetta te stesso e gli altri ti rispetteranno." — Confucio
Una volta che hai fatto chiarezza su chi sei e dove stai andando, arriva il momento di chiederti come percorrere la strada segnata dal tuo personal brand autentico.
Per tornare alla metafora del viaggio: una volta che hai scelto la meta devi decidere come arrivarci.
Ma quel è il modo migliore per farlo?
In treno? In aereo? Facendo slow travel in autostop?
Anche in questo caso non esiste una risposta univoca e la scelta dipende dalle tue inclinazioni e dal tuo ethos, ovvero dal tuo modo di vivere, concepire e percepire la realtà.
Il modo più sicuro per affrontare il tuo viaggio nel mondo digitale è quello di aver chiari i tuoi valori e agire in base ad essi.
Proprio come una solida chiglia e un robusto timone conferiscono solidità a una nave, i valori sono gli elementi che danno struttura al tuo personal brand e proteggono la tua direzione.
Non solo ti aiutano a posizionarti in modo autentico, ma ti aiutano anche a prendere decisioni importanti:
I tuoi valori sono il confine tra te e il rumore, tra te e le logiche di mercato, tra la tua anima e la mercificazione.
Definiscono la tua misura in un mondo che ha perso ogni concezione del limite.
"Il mezzo è il messaggio." — Marshall McLuhan
Il mondo è pieno di social media manager che cercano di convincerti che la piattaforma su cui lavorano è quella giusta, quella definitiva, quella che ti farà fare più soldi.
Peccato che se una piattaforma non rispecchia il tuo modo di comunicare, non importa quanto è potente l'algoritmo: finirai solo per perdere tempo e vivere nella frustrazione.
Non esiste una piattaforma migliore in assoluto. Esiste quella giusta per te.
Se nella vita di tutti i giorni sei una persona riflessiva, capirai che piattaforme short content, dopaminergiche e visive come Instagram o TikTok non sono di certo la prima scelta.
L'invito è quello di sperimentare e trovare la piattaforma che maggiormente rispecchia il tuo modo di essere e di comunicare. Questo renderà la creazione dei contenuti appagante, sostenibile e pure divertente.
Al contempo, una consulenza specifica può sicuramente aiutarti a risparmiare tempo in questo processo.
"La perfezione non si ottiene quando non c'è più nulla da aggiungere, ma quando non c'è più nulla da togliere."
— Antoine de Saint-Exupéry
Ho spesso sentito social media manager proporre strategie di content marketing da far venire i brividi: "ogni giorno 10 storie, due reel, tre caroselli" e via dicendo.
La strategia che propongono, senza mai dichiararlo apertamente, è prettamente quantitativa: sfruttare il più possibile l'algoritmo per aumentare la visibilità e andare virale.
Questo può portare grandi numeri, ma non necessariamente ti farà trovare persone disposte a pagarti.
Le logiche quantitative, orientate alle vanity metrics e ai follower, sono delle reti a strascico che tirano su di tutto pur di vedere i numeri crescere: non c'è una selezione qualitativa delle persone.
Inoltre, passare ore infinite a creare contenuti per gli algoritmi può diventare uno sforzo insostenibile: a risentirne sarebbe innanzitutto la qualità del tuo lavoro e poi quella dei tuoi contenuti.
Gli algoritmi non ti daranno mai il permesso di rallentare. Ma la via della quantità è la via che porta dritta al burnout.
Al contrario, una strategia è sostenibile quando si focalizza su:
L'algoritmo deve essere un mezzo, non un fine.
Non hai bisogno di una copertura totale o di avere 500 mila followers. Hai bisogno di farti conoscere dalle persone che necessitano di te, che ancora non ti conoscono e che sono disposte a pagare per risolvere il proprio problema.
Davvero, è tutto qui.
Puoi creare un personal brand autentico.
Puoi fare personal branding senza tradirti. E sarà proprio la tua unicità ad essere il tuo punto di forza.
Differenziarsi, infatti, non significa ricorrere ad artifici e stratagemmi, ma far emergere la tua irripetibile individualità.
Nel momento in cui ti sforzi per posizionarti, paradossalmente, ti stai uniformando alla massa di professionisti impegnati nello sforzo di apparire in un certo modo. Ed è proprio quello sforzo a portare all'omologazione e a trasformarci in profili di plastica.
In un mondo sempre più massificato e conformistico, trovare il coraggio di essere sé stessi è la chiave per trovare il proprio posto e starci dentro a testa alta.
Vale nella vita. E anche online.
Riferimenti: R. Cialdini, Le armi della persuasione, Giunti, Firenze 2022
C'è stato un nuovo big bang.
Negli ultimi dieci anni internet è esploso con la potenza di un vulcano, ma anziché cenere e lapilli, dal cielo sono piovuti ruoli che mai si erano visti prima: influencers, content creators, full-stack marketers, digital solopreneurs, social media managers.
Siamo nel pieno di una rivoluzione che sta impattando radicalmente le nostre vite e che spalanca le porte a infinite possibilità di informazione, formazione e guadagno.
Ma è davvero tutto oro quello che luccica?
Forse no: numerosi studi dimostrano che l'utilizzo dei social media può creare disturbi di ansia, problemi di autostima e disturbi di identità.
Inoltre, la wishful identification prodotta dagli influencers spinge ogni giorno milioni di giovani voler emulare comportamenti, azioni e scelte di personalità di spicco nel mondo di internet. Il costo di ciò? Distorsione dell'immagine di sè, confronto sociale pervasivo, pressione psicologica elevatissima.
In un mondo governato dalle dinamiche di mercato, dove la comunicazione è per lo più finalizzata alla vendita, il prezzo da pagare per seguire i trend potrebbe essere davvero troppo alto. A farne le spese, infatti, siamo noi tutti: la nostra autostima, i nostri valori, la nostra unicità.
Nell'era degli influencers, dei guru e dei life coach che ti dicono come vivere, il luogo dell' omologazione sociale è passato dalla società industriale ai social media.
Profili patinati, vite perfette, 25enni che girano in yacht privato: sono questi i nuovi modelli a cui adesso anelare. Modelli apparentemente perfetti, ma che spesso mostrano tutto fuorché la realtà delle cose.
Cosa fare dunque? Ancora una volta, sono la filosofia e la riflessione critica a fornire gli strumenti per leggere la nostra realtà e aiutarci a ritrovare la nostra bussola interiore.
Oggi ci affidiamo al pensiero di Martin Heidegger, che ci fornisce i giusti spunti per riscoprire la nostra autenticità in un mondo che ci trascina continuamente altrove.
Controverso, complesso, ambiguo: Martin Heidegger è stato uno dei massimi esponenti dell’esistenzialismo e anche una delle figure più controverse del panorama filosofico del Novecento.

Una delle sue opere più importanti è “Essere e Tempo” (1927), che contiene, tra le molte cose, una riflessione preziosa sulla condizione esistenziale dell’uomo. Vediamola insieme.
Secondo Heidegger, l'essere umano:
Secondo il filosofo tedesco, possiamo diventare potenzialmente ogni cosa; purtroppo, però, viviamo le nostre vite seguendo percorsi stabiliti da altri. Seguiamo i dettami della famiglia di origine, le tradizioni, e oggi, potremmo dire, anche gli influencers e le personalità di Internet.
Secondo Heidegger, vivere in modo impersonale perché "così fanno tutti" significa vivere una vita inautentica.
Bene o male veniamo tutti educati a pensare che la vita sia lineare, una specie di percorso a tappe uguale per tutti: scuola, università, lavoro, matrimonio, mutuo e pensione. Questo era particolarmente vero nella società novecentesca, in cui i valori tradizionali erano molto forti.
Oggi le possibilità sono molte di più, ma il rischio di cadere nelle stesse dinamiche è tutto fuorché scomparso. Internet ha dato voce a milioni di persone che si posizionano come esempi da seguire, alcuni più virtuosi, altri molto meno.
Sia ben chiaro: lasciarsi ispirare è una cosa, seguire acriticamente è un'altra.
Tutti noi abbiamo bisogno di figure di riferimento nella nostra vita, persone che ci aiutano a portare alla luce la nostra unicità. E soprattutto ne hanno bisogno i giovani.
Se nell'Antichità questo ruolo era svolto dai maestri (il più importante di tutti era senza ombra di dubbio Socrate), oggi questa figura è pressoché scomparsa.
Nell'epoca dell'estinzione dei maestri e dei padri, il vuoto educativo è stato colmato da aziende, imprenditori, influencers e ogni sorta di guru. Persone che si ergono come esempi di vita "virtuosi", ma che in fondo non cercano altro che fama o profitto economico.
Con questo non voglio dire che un'azienda non possa farsi portavoce di valori nobili o che un influencer non possa essere un esempio virtuoso per i giovani.
Anche qui, come per ogni cosa, è sempre il nostro atteggiamento a fare la differenza. Il punto è che se seguiamo tutto quello che gli algoritmi ci propinano in modo acritico, finiremo col diventare come marionette nelle mani di un burattinaio.
Per tornare ad Heidegger, vivere in modo inautentico significa proprio questo: vivere in una dimensione impersonale dove agiamo secondo il principio del “perché si fa così" o del "perché tutti fanno così".
Sorprendente ma vero, il giudizio di Heidegger sulla vita inautentica non è né negativo, ma nemmeno positivo. Martin Heidegger si limita ad osservare che questo modo di vivere impedisce l’autorealizzazione dell’individuo.
Infatti, ognuno di noi è unico e ha il compito di realizzare sé stesso. Purtroppo però, condizionati dalla società e dalla cultura, viviamo come dei replicanti: cosa che ci dà, senza ombra di dubbio, una buona dose di sicurezza e approvazione sociale, ma che spegne la nostra unicità e creatività.
Potremmo dunque chiederci: per quale motivo dovremmo abbandonare un dimensione di vita spenta, ma tutto sommato comoda? E poi, anche volendo, esiste una via d'uscita o siamo destinati a non realizzarci mai?
Secondo Heidegger ci sono delle strutture esistenziali talmente forti che sono capaci di rompere l'ordine quotidiano e scuoterci dal nostro sonno. Esse sono:
Vediamole velocemente nel dettaglio.
L'angoscia
L'angoscia è uno stato d'animo che assomiglia a un senso di vuoto incolmabile in cui il mondo appare privo di ogni significato e fondamento. Essa svolge una funzione molto importante: ci strappa dall'identificazione con le cose, dal continuo fare, e ci mette di fronte alla nostra interiorità.
L'anticipazione della morte
Siamo posti davanti a possibilità pressoché infinite, ma l'unica certezza che abbiamo è che il nostro tempo non è infinito. Quando realizziamo che non siamo eterni ci troviamo chiamati a rendere conto a noi stessi. Ci chiediamo: "che cosa sto facendo della mia vita?"
La chiamata della coscienza
Dentro ognuno di noi c'è un richiamo interiore che vuole farci ricordare chi siamo veramente. Si tratta di una sorta di stella polare che ci chiama per condurci verso l'autenticità.: un segnale della nostra essenza, che vuole ricondurci sulla nostra strada.
Quello che accomuna questi elementi è che tutti e tre ci strappano dalla nostra identificazione con la vita quotidiana e inautentica.

In una parola, generano una crisi, grazie alla quale tra di noi e il mondo si spalanca una voragine. Ed è proprio in quello spazio, apparentemente infinito, che ci troviamo a fare i conti con noi stessi.
Privi di punti di appoggio, come uno scalatore sospeso sull'oblio, realizziamo che abbiamo una vita sola e che la responsabilità della nostra realizzazione è solo nelle nostre mani.
Allora, il sentimento dell’angoscia e la coscienza della nostra morte non sono degli stati da scalciare via a suono di distrazioni e divertimento, ma diventano la sveglia che ci desta dal sonno della quotidianità.
Grazie alla crisi diventiamo coscienti di poter prendere in mano la nostra vita per incamminarci lungo un sentiero che onora la nostra unicità.
Al giorno d'oggi si fa gran parlare di cambiamento. Siamo ormai abituati a vedere sui social persone che "mollano tutto e cambiano vita", e non sempre ci è chiaro cosa ci sia sotto: se una fuga dalla propria realtà oppure la ricerca di un significato maggiore.
In ogni caso, lasciando da parte ogni giudizio, quello che possiamo trarre dall'insegnamento di Heidegger è che il senso della vita non è qualcosa che va cercato al di fuori di noi, ma costruito dall'interno e a partire dalle nostre scelte.
Certo, possiamo lasciarci ispirare da chi ci circonda, ma la vita autentica comincia nel momento in cui iniziamo a dare attivamente un senso alla nostra vita. Si tratta di scegliere una direzione e perseguirla, di costruire la propria strada passo dopo passo.
In Heidegger, la vita autentica è un progetto: l’essere umano, di fronte al limite della propria finitezza, sceglie di essere se stesso, percorrendo la via che gli è più propria.
In conclusione, Heidegger ci insegna che la vita autentica non è qualcosa di già dato, ma un progetto che si costruisce giorno dopo giorno. È la scelta, difficile e coraggiosa, di accettare lo spaesamento, di accogliere la crisi e di tracciare un nuovo sentiero con i nostri passi.
Nella nostra epoca, dominata dalla fretta, dal consumo e dalla distrazione a buon mercato, l'insegnamento Heidegger è più attuale che mai: la nostra realizzazione non si trova nei like, nell'imitare gli altri o nei risultati ostentati al mondo, ma nella capacità di restare presenti a noi stessi.
Ogni volta che scegliamo consapevolmente, che onoriamo ciò che sentiamo più nostro, stiamo già percorrendo la nostra strada.
Una strada che non si trova nei manuali, nei feed degli influencers o negli imperativi degli imprenditori, ma che prende vita nella nostra quotidianità, passo dopo passo, scelta dopo scelta.
Insomma, anche in Heidegger riecheggia l'antico motto inciso sul tempio di Delfi: "mortale, conosci te stesso". Aggiungo solo che farlo oggi è tanto difficile quanto necessario. Ma d'altronde, la vita è solo una: parafrasando Nietzsche, dovremmo correre il rischio di diventare ciò che siamo.