Non è un mistero: il termine "strategia" è diventato merce nei mercati digitali di tutto il mondo.
Ogni giorno marketers e guru di ogni tipo propongono soluzioni miracolose per creare "personal brand di successo" con la promessa di fatturati da paura, fama e notorietà pubblica.
Ma queste narrazioni, basate su promesse illusorie e ricompense istantanee, saturano il web di profili fatti con lo stampino: personal brand robotici che stancano, creano diffidenza e non funzionano.
Chi sono e perché parlo di questo
Mi chiamo Alberto Frigo e, tra le molte cose che faccio, aiuto aziende e professionisti a comunicare online in modo strategico, coerente ed efficace.
Negli ultimi tre anni ho partecipato a importanti eventi di digital marketing e networking, e ho investito in formazione di qualità. Grazie a queste esperienze ho imparato molto, ma ho anche osservato che moltissimi marketers utilizzano metodi poco etici per vendere — metodi che assomigliano molto più a tecniche di manipolazione che a strategie di comunicazione sana ed efficace.
Alcune delle pratiche più diffuse nel mondo del marketing digitale:
- comunicazione basata sull'hype
- tecniche di FOMO marketing
- utilizzo sfrenato e fuori luogo della scarsità e di altre leve psicologiche
Cialdini ha spiegato bene come queste tecniche si basino sul fare leva sui punti deboli della nostra mente e siano molto efficaci. Quello che nessuno dice, però, è che — al di là di qualche vendita spillata sul momento — per un professionista di valore utilizzare strategie aggressive e tecniche da venditore di pentole americano non è una buona idea.
La verità è che usare una comunicazione aggressiva è controproducente.
Questo perché:
- Il contesto culturale italiano è molto diverso da quello americano, dove queste tecniche si sono sviluppate.
- Con i social l'esposizione alla pubblicità è aumentata esponenzialmente: il pubblico è più consapevole e assuefatto alle strategie di vendita.
- Posizionarsi come un venditore aggressivo e sgradevole è un grosso danno d'immagine per aziende o professionisti di valore che vogliono comunicare la propria missione.
Ciononostante, ancora oggi migliaia di marketers e agenzie — privi di una cultura umanistica — continuano a usare i metodi americani, giustificandosi con il dogma assoluto della pragmatica consumistica: "ha funzionato, quindi fallo anche tu".
Quello che ne risulta è un insieme di profili standardizzati e pushy, dalla comunicazione martellante e ridondante.
Personal branding come alta sartoria (non come televendita)

Siamo dunque precipitati in un baratro di decadenza dal quale non possiamo più uscire? Credo di no.
Nella mia esperienza ho visto che esiste un modo diverso di concepire il personal branding: un modo che assomiglia più alla costruzione di un manufatto artigianale che a una televendita.
Parlare seriamente di personal branding non è poi molto diverso dal parlare di alta sartoria. In entrambi i casi l'essenza del mestiere è quella di creare un'opera fatta su misura, che si adatta perfettamente alla personalità del cliente.
Questo è importante perché per comunicare sul web e creare un'attività davvero sostenibile e scalabile, è di primaria importanza trovarsi in uno stato di agio e allineamento rispetto al ruolo che si decide di ricoprire.
Per questo motivo, se vuoi creare un personal brand autentico e di valore, è di cruciale importanza che la distanza tra la tua identità autentica e il tuo personal brand sia la più piccola possibile.
Proprio come succede con due lembi di tessuto uniti da una cerniera.
Se agisci diversamente, finirai per dare di te un'immagine incoerente con la tua identità e il tuo ruolo professionale, minando la fiducia che i tuoi potenziali clienti ripongono in te.
Il circolo vizioso della maschera
Quando crei contenuti senza radicamento — magari perché ti sei affidato a un'agenzia che ti tratta come l'ennesimo pollo da spennare — si attiva un circolo vizioso che ho chiamato "loop dell'inautenticità".

Ecco come funziona:
- Indossi una maschera che qualcuno ti ha venduto come "strategica"
- Mantenerla ti costa moltissima energia
- Inizi a emanare frustrazione e disallineamento: il pubblico lo percepisce
- Come un magnete, attiri persone che risuonano con il tuo disallineamento
- Ti trovi a lavorare con clienti e collaboratori incompatibili con la tua natura
- Questo genera frustrazione verso il tuo lavoro e nelle tue relazioni professionali
- Pensi di dover lavorare ancora di più sulla maschera
E il loop si ripete.
Come uscirne?
Creando un personal brand autentico.
Il modo in cui comunichi online non deve essere un artificioso sommarsi di tecniche e script, o il copia-incolla di quello che qualche imprenditore digitale di successo ha fatto con la sua comunicazione.
Il modo in cui comunichi online deve essere un'espressione della tua essenza.
Indossare una maschera o recitare una parte che non ti riguarda solo perché il markettaro di turno ha detto che "funziona" equivale a presentarti a una serata di Gala con la tuta di H&M semplicemente perché l'azienda "ne ha vendute tante".
Non è solo fuori luogo: è anche controproducente.
L'errore qui è metodologico: si antepone la tecnica all'essenza. Il marketing al posizionamento. La persuasione all'attrazione. Ma questa una via che porta dritta nel baratro dell'insoddisfazione.
Per capire meglio di cosa sto parlando, prendiamo l'esempio della natura.
Il tramonto non si è mai chiesto come tramontare per impressionarti
Ti è mai successo di provare un senso di meraviglia verso un prato fiorito? O di commuoverti profondamente guardando un tramonto?
Ecco.
Il tramonto non si è mai chiesto come deve tramontare per impressionarti di più. La montagna non si è mai preoccupata di piacerti.
La primavera non ha mai usato le "cinque tecniche di persuasione" per farti innamorare del suo profumo.
Creare un personal brand autentico significa portare alla luce quello che già è dentro di te, anziché indossare una maschera per cercare di convincere gli altri o diventare una scabrosa caricatura di te stesso.
Premesso tutto questo, vediamo i cinque pilastri per costruire un personal brand di valore, radicato nella tua autenticità.
I cinque pilastri per un personal branding autentico
1. Abbi chiaro chi (non) sei
"Preferisco essere odiato per ciò che sono, piuttosto che essere amato per ciò che non sono." — Kurt Cobain
Conoscere sé stessi è la ricerca di una vita, e peccherei di presunzione se dicessi che possiamo sapere esattamente chi siamo, come se la nostra identità fosse una statua scolpita nella roccia una volta per tutte.
Siamo fluidi, cangianti, come l'acqua.
Ed è proprio l'acqua darci un prezioso insegnamento sull'autenticità.
L'acqua cambia forma — può farsi ghiaccio, vapore o tornare liquida — ma resta sempre, nel profondo, acqua.
Allo stesso modo, sapersi adattare alle circostanze è una competenza essenziale, ma non significa snaturarsi per raggiungere un obiettivo o raccontarsi al mondo.
Il primo grande errore che in molti fanno, spesso ascoltando i guru del marketing, è proprio questo: tradire la propria essenza per costruire un personaggio caricaturale, basato su stereotipi e script studiati a tavolino.
Questo porta a censurare le proprie idiosincrasie, recitare un ruolo, nascondere la propria umanità e diventare l'ennesima commodity sul mercato digitale.
Non esattamente quello che ti immagini quando pensi a qualcuno con un posizionamento forte.
Lo soluzione?
Rinuncia a compiacere le best practices e mostrati per quello che sei davvero.
Non aver paura di parlare dei tuoi interessi, di mostrare stralci di vita quotidiana e di dire la tua. Le persone si affezionano a te per la tua umanità, non con la tua capacità di vendere consulenze.
2. Abbi una direzione chiara
"Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare." — Seneca
Avere una direzione chiara è un pilastro fondamentale in ogni strategia di branding. Se non sai dove stai andando, infatti, non esiste strategia di marketing o tecnica di persuasione in grado di supportare il tuo progetto.
Per questo motivo, prima ancora di parlare di bisogni o di mercato, è cruciale capire chi sei, dove sei nel tuo percorso di vita e qual è la tua direzione.
Puoi pensare al personal branding come a un viaggio: se stai per andare nella savana africana avrai bisogno di indumenti leggeri e traspiranti; se invece stai programmando di andare in Norvegia a fotografare le aurore boreali in inverno, dovrai avere con te indumenti termici, caldi e isolanti.
Così come non esistono indumenti adatti a tutte le situazioni e stagioni, non esistono strategie o tecniche evergreen da applicare a tutti in modo indiscriminato. Chi sostiene il contrario sta solo posizionando specchi per le allodole con l'obiettivo di spillare qualche soldo al prossimo malcapitato.
Non esiste tecnica che possa sostituire la dimensione più profonda della vocazione, della chiarezza e dell'intenzione.
3. Abbi chiari i tuoi valori
"Rispetta te stesso e gli altri ti rispetteranno." — Confucio
Una volta che hai fatto chiarezza su chi sei e dove stai andando, arriva il momento di chiederti come percorrere la strada segnata dal tuo personal brand autentico.
Per tornare alla metafora del viaggio: una volta che hai scelto la meta devi decidere come arrivarci.
Ma quel è il modo migliore per farlo?
In treno? In aereo? Facendo slow travel in autostop?
Anche in questo caso non esiste una risposta univoca e la scelta dipende dalle tue inclinazioni e dal tuo ethos, ovvero dal tuo modo di vivere, concepire e percepire la realtà.
Il modo più sicuro per affrontare il tuo viaggio nel mondo digitale è quello di aver chiari i tuoi valori e agire in base ad essi.
Proprio come una solida chiglia e un robusto timone conferiscono solidità a una nave, i valori sono gli elementi che danno struttura al tuo personal brand e proteggono la tua direzione.
Non solo ti aiutano a posizionarti in modo autentico, ma ti aiutano anche a prendere decisioni importanti:
- quali progetti prendere e quali no
- quali strategie di marketing usare e quali no
- cosa comunicare e come farlo
I tuoi valori sono il confine tra te e il rumore, tra te e le logiche di mercato, tra la tua anima e la mercificazione.
Definiscono la tua misura in un mondo che ha perso ogni concezione del limite.
4. Trova il canale giusto per te
"Il mezzo è il messaggio." — Marshall McLuhan
Il mondo è pieno di social media manager che cercano di convincerti che la piattaforma su cui lavorano è quella giusta, quella definitiva, quella che ti farà fare più soldi.
Peccato che se una piattaforma non rispecchia il tuo modo di comunicare, non importa quanto è potente l'algoritmo: finirai solo per perdere tempo e vivere nella frustrazione.
Non esiste una piattaforma migliore in assoluto. Esiste quella giusta per te.
Se nella vita di tutti i giorni sei una persona riflessiva, capirai che piattaforme short content, dopaminergiche e visive come Instagram o TikTok non sono di certo la prima scelta.
L'invito è quello di sperimentare e trovare la piattaforma che maggiormente rispecchia il tuo modo di essere e di comunicare. Questo renderà la creazione dei contenuti appagante, sostenibile e pure divertente.
Al contempo, una consulenza specifica può sicuramente aiutarti a risparmiare tempo in questo processo.
5. Qualità prima della quantità
"La perfezione non si ottiene quando non c'è più nulla da aggiungere, ma quando non c'è più nulla da togliere."
— Antoine de Saint-Exupéry
Ho spesso sentito social media manager proporre strategie di content marketing da far venire i brividi: "ogni giorno 10 storie, due reel, tre caroselli" e via dicendo.
La strategia che propongono, senza mai dichiararlo apertamente, è prettamente quantitativa: sfruttare il più possibile l'algoritmo per aumentare la visibilità e andare virale.
Questo può portare grandi numeri, ma non necessariamente ti farà trovare persone disposte a pagarti.
Le logiche quantitative, orientate alle vanity metrics e ai follower, sono delle reti a strascico che tirano su di tutto pur di vedere i numeri crescere: non c'è una selezione qualitativa delle persone.
Inoltre, passare ore infinite a creare contenuti per gli algoritmi può diventare uno sforzo insostenibile: a risentirne sarebbe innanzitutto la qualità del tuo lavoro e poi quella dei tuoi contenuti.
Gli algoritmi non ti daranno mai il permesso di rallentare. Ma la via della quantità è la via che porta dritta al burnout.
Al contrario, una strategia è sostenibile quando si focalizza su:
- qualità del contenuto
- strategia comunicativa definita
- precisione degli angoli comunicativi
- tono di voce coerente con la personalità
- autenticità
L'algoritmo deve essere un mezzo, non un fine.
Non hai bisogno di una copertura totale o di avere 500 mila followers. Hai bisogno di farti conoscere dalle persone che necessitano di te, che ancora non ti conoscono e che sono disposte a pagare per risolvere il proprio problema.
Davvero, è tutto qui.
Conclusione: il coraggio di essere sé stessi
Puoi creare un personal brand autentico.
Puoi fare personal branding senza tradirti. E sarà proprio la tua unicità ad essere il tuo punto di forza.
Differenziarsi, infatti, non significa ricorrere ad artifici e stratagemmi, ma far emergere la tua irripetibile individualità.
Nel momento in cui ti sforzi per posizionarti, paradossalmente, ti stai uniformando alla massa di professionisti impegnati nello sforzo di apparire in un certo modo. Ed è proprio quello sforzo a portare all'omologazione e a trasformarci in profili di plastica.
In un mondo sempre più massificato e conformistico, trovare il coraggio di essere sé stessi è la chiave per trovare il proprio posto e starci dentro a testa alta.
Vale nella vita. E anche online.
Riferimenti: R. Cialdini, Le armi della persuasione, Giunti, Firenze 2022