APPROFONDIMENTI

Cento poesie di amore a Ladyhawke. Recensione di un gioiellino poetico firmato Michele Mari.

Ecco come profondità e leggerezza si abbracciano, in poesia e nella vita di tutti i giorni.
Di Alberto Frigo

Ironico, autobiografico, leggero. Ma anche intimo, struggente, disincantato.

Michele Mari centra perfettamente il segno con la sua raccolta di poesie intitolata Cento poesie d'amore a Ladyhawke. Un'opera che trascina il lettore afferrandolo per il cuore, ma che lo fa con un'ironia tale che da strappargli sorrisi inaspettati nel corso di tutta la lettura.

Diciamolo: non si può non pensare a Catullo leggendo i versi di Mari. Infatti, anche qui il filo rosso che attraversa l'opera è una parabola d'amore. Ma, a differenza di quella dell'autore dei Carmina, è una parabola che è sempre rimasta ferma al punto zero.

Se fin dall'inizio mi avessero informato

che dopo più di trent'anni

senza avere niente in cambio

ancora ti avrei amata

avresti risposto

"Logico e piano, sir"

La storia d'amore raccontata nei versi di Mari è una storia d'amore troncata sul nascere, ma che permea il presente dell'io lirico e parla al cuore del lettore. Una storia di ossessione, riminescenza, nostalgia, arresa amara e al contempo cieca perseveranza.

Mari esplora con chirurgica precisione i sentimenti di un cuore innamorato e canta con ironia tagliente e sorprendente realismo il tormento per la donna amata, in un approccio sì autobiografico ma per niente autoreferenziale.

Nel cuore sì

nella vita no.

Presumo che per dirlo

ti sia già procurata

un bisturi

un barattolo

e due litri di formalina.

Le liriche di Mari suscitano simpatia, ma al contempo trascinano nell'amarezza di un cuore deluso ma sempre innamorato. Ed è proprio in questa tensione tra una mente lucida e razionale e un cuore che non conosce resa che avviene la magia lirica di Mari.

Il tutto si gioca sul terreno di una metrica efficace, sempre precisa anche quando implicita, e che a tratti ricorda, nel suo apparente spezzarsi, il verso ungarettiano. Anche quando il verso è libero, non è mai prosastico, dissonante o cacofonico. Profonda conoscenza e rispetto della tradizione caratterizzano, dunque, dall'abilità lirica di Michele Mari.

Sono poche le opere poetiche di questo nuovo millennio che sanno armonizzare il metro tradizionale con un'ironia del tutto contemporanea. "Cento poesie d'amore a Ladyhawke" è una di queste. E lo fa benissimo.

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